Oggi ho scelto la poesia dedicata al gatto da Charles Baudelaire nella raccolta “I fiori del male”.
La versione originale, in francese:
Le chat
Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux:
Retiens les griffes de ta patte,
Et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux,
Mêlés de métal et d’agate.
Lorsque mes doigts caressent à loisir
Ta tête et ton dos élastique,
Et que ma main s’enivre du plaisir
De palper ton corps électrique,
Je vois ma femme en esprit; son regard,
Comme le tien, aimable bête,
Profond et froid, coupe et fend comme un dard.
Et, des pieds jusques à la tête,
Un air subtil, un dangereux parfum
Nagent autour de son corps brun.
[Da Progetto Gutenberg]
E la traduzione in italiano:
Il gatto
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le grinfie, e lasciami piangere nei tuoi occhi belli, fatti d’agata e metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il dorso elastico, e la mia mano s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrico,
io mi vedo nell’anima la mia donna. Il suo sguardo, come il tuo, amabile bestia, profondo e gelido, taglia e arriva come una freccia,
e, dai piedi fino alla testa, un’aria fine, un pericoloso profumo, avvolgono il suo corpo bruno.
[da Logos Free Books]
Il gatto potrebbe benissimo essere il migliore amico dell'uomo ma non si abbasserebbe mai ad ammetterlo
[Doug Larson]
Rollo
giugno 13th, 2011 at 3:43 pm
plonger non significa piangere, è meglio (secondo me) tradurlo con “sprofondare”
e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli, misti d’agata e metallo.